Benvenuti nel forum!!!

11. giugno 2008

“Al di là delle idea, oltre ciò che è giusto , c’è un luogo incontriamoci là”
( M.J.Rumi )

Scopo di questo forum è dare vita ad un dibattito e a un confronto di idee ed esperienze sul tema del disagio lavorativo e delle competenze organizzative, gestionali, manageriali necessarie oggi per avere aziende di successo con risorse umane che vivano il lavoro come uno strumento di autorealizzazione e di soddisfazione, piuttosto che un dovere o un’inutile routine. Il concetto di knowledge worker va proprio in questa direzione. Lavoratori sempre più istruiti, veri e propri operatori della conoscenza manifestano esigenze diverse da quelle del passato.

Quali nuove esigenze da soddisfare e con quali modalità??

Altri spunti di riflessione sui quali confrontarci può offrirli Franco d’Egidio che nel libro “Vitalità d’Impresa” della Sperling & Kupfer editori afferma “il cambiamento del modo di lavorare all’interno delle organizzazioni, nonché la necessità di una maggiore valorizzazione delle risorse umane derivano, oltre che da cause esterne inerenti ai fattori ambientali e competitivi, anche da fattori e forze interni alle imprese stesse …………….. è vero che per alcuni decenni la scienza organizzativa ha riconosciuto la supremazia della struttura sull’uomo, tuttavia questo, più che da convinzioni ideologiche, è dipeso dalla situazione ambientale che le imprese dovevano affrontare. Una situazione ambientale relativamente stabile, caratterizzata da un mercato che richiedeva soprattutto efficienza produttiva e prevedibilità organizzativa. Nel momento in cui simili condizioni sono venute meno, anche la supremazia della struttura sulla variabile umana ha perso una sua ragione d’essere e oggi le convinzioni di Taylor appaiono del tutto inadeguate”

Quali sono ora gli ambiti della scienza organizzativa e quale valenza ha la funzione organizzazione in un tale scenario?

Il mobbing viene considerato come una dimensione del disagio all’interno del contenitore più ampio delle patologie derivanti dal disagio da lavoro. Esistono infatti patologie da mobbing o da burn-out i cui effetti e sintomi sono stati riconosciuti dalla medicina del lavoro, ma esiste anche un disagio diffuso, dove il lavoratore o il gruppo di lavoro non è consapevole del suo stato di malessere, non soffre di disturbi specifici, ma soffre di un “disagio fantasma asintomatico” i cui segnali sono spesso rappresentati dalla diminuita efficienza ed efficacia dell’operato del singolo o del gruppo. La cura in questo caso non può essere quella di mettere in terapia un soggetto o un gruppo ma deve necessariamente essere finalizzata a dare delle risposte di modificazione delle componenti disturbanti la struttura.

Chi in azienda ha il ruolo, la sensibilità e le conoscenze che permettono di monitorare e riconoscere i segnali legati alla diminuita efficienza ed efficacia?

SE LE TEMATICHE SONO DI VOSTRO INTERESSE VI INVITO A CLICCARE SULLE ALTRE PAGINE DEL FORUM E A LASCIARE UNA RISPOSTA E/O PROPORRE NUOVI ARGOMENTI DI DIBATTITO…


Vi siete trovati in situazioni di disagio lavorativo? Se si, quali i motivi?

14. marzo 2008

Potete evidenziare le situazioni di costrittività organizzative più ricorrenti:

  • marginalizzazione dalla attività lavorativa
  • svuotamento delle mansioni
  • mancata assegnazione dei compiti lavorativi con inattività forzate
  • mancata assegnazione degli strumenti di lavoro
  • ripetuti trasferimenti non giustificati
  • prolungata attribuzione di compiti dequalificanti rispetto al profilo professionale posseduto
  • prolungata attribuzione di compiti esorbitanti o eccessivi anche in relazione a eventuali condizioni di handicap psicofisici
  • impedimento sistematico e strutturale ad accesso a notizie
  • inadeguatezza strutturale e sistematica delle informazioni inerenti l’ordinaria attività di lavoro.
  • esclusione reiterata del lavoratore rispetto ad iniziative formative di riqualificazione ed aggiornamento professionale
  • esercizio esasperato ed eccessivo di forme di controllo
  • altro…..

Eugenio Nunziata nel libro “Team per il successo” edito dalla Franco Angeli

14. marzo 2008

Nel libro “Team per il successo” edito Franco Angeli nella presentazione Eugenio Nunziata afferma “A distanza di più di trenta anni dai grandi cambiamenti che hanno segnato la realtà industriale del mondo occidentale (unità di processo, isole di produzione, ecc ), constatiamo un gap significativo nella cultura organizzativa di molte delle nostre imprese, soprattutto di quelle pubbliche, e un diffuso analfabetismo di ritorno della classe dirigente di questo Paese: Si confonde spesso il fine con il mezzo. Si lavora molto sulle persone per assecondarle e svilupparne le capacità di sopravvivenza nelle organizzazioni, ci si “crogiola” nella illusione tecnologica, ma non si lavora abbastanza sull’organizzazione per farne un contesto capace di abilitare le persone e liberare il potenziale inespresso di “intelligenza” – il brain”


Grandori/Funari: “Progettare l’instabilità organizzativa: dalle forme alle formule organizzative”

14. marzo 2008

Nel libro “Progettare l’instabilità organizzativa: dalle forme alle formule organizzative” Grandori A. e Funari S. affermano “ la sfida attuale della progettazione organizzativa è sviluppare approcci di progettazione capaci di indicare soluzioni tenendo conto che:

  • l’organizzazione è fatta per essere presto cambiata
  • le persone sono mobili
  • i modelli vanno costruiti su misura per le esigenze della singola impresa
  • i fattori che servono per decidere come costruire l’organizzazione non solo le strategie d’impresa e le risorse tecniche, ma anche il loro equilibrio e compatibilità con le strategie delle persone e le diverse configurazioni delle risorse umane”

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